giovedì 23 ottobre 2014


O' Tu, 
mio amabilissimo uomo,
io che cercavo l'esca confacente per 
prender il pesce giusto, non m'ero mai
accorta d'avere a portata di mano l’arma giusta. 
La lontananza d'irrealtà ti veste
agli occhi miei
e ti fa diverso...
Ormai da molto tento perlomeno
di farmi notare da Te
che un Dio eri e Dio sarai.
Ebbene ora ch'io mi ritrovo qui a scrivere codesto paegno,
risento nascere in me, quella sensazione ch'io
ogni volta che ti scorgo provo.
Sì, tu mi guardi dicendo
che mi pensi,
costantemente, intensamente,
amorosamente..
Un universo di passioni
collocate in modo caotico.
Ogni sensazione
mi prende e mi strugge l'anima,
come la prima volta,
quando all'inizio del cammino della mia misera
vita ti incontrai e non ero ancora niente.
Ora cerco di maggiorare sia me sia il mio cuore che
ancora gentile non è, e che per abbracciare l'anima
Tua dev'esserlo.
ma... nei tuoi occhi ,
che avidamente leggo e rileggo
che a fondo studio,
cercando di capire che
non vi siano tuoi mutamenti
poco mi rassicurano...
Ebbene concludo questo mio pensiero confidando
nel fatto che Tu, prima o poi ti accorgerai di me,
della nobile donna che ancora nobile non è, e assai presa
da Te al punto tale da suscitare in me un universo di passioni,
che mi portano a provare uno smisurato sentimento
che non è definibile con nessuna parola che sia umana.

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